Le distanze nel sistema solare
Gli otto pianeti del Sistema Solare
L'immagine di apertura, sebbene non rispetti le proporzioni tra le distanze
reali dei vari pianeti dal Sole, introduce gli otto pianeti del Sistema Solare,
dal piccolo Mercurio al lontanissimo Nettuno.
In ordine di distanza, quindi, i pianeti sono Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno.
Immaginiamo un Sistema Solare ridotto, riducendolo a scala di 1:250.000.000.000.
Il Sole verrebbe ad avere un diametro di 5,6 millimetri (quindi come le
dimensioni di un pisello, più o meno) mentre i pianeti, a questa scala, non
potrebbero essere neanche rappresentati. Volendo rapportare le distanze,
dovremmo piazzare Mercurio a circa 2 centimetri e mezzo dal nostro piccolo Sole,
Venere a poco meno di mezzo metro, la Terra a circa 0,6 metri, Marte a poco meno
di un metro, Giove a poco più di 3 metri, Giove a più di 5 metri e mezzo, Urano
a 11 metri e mezzo, Nettuno a 18 metri.
Riducendo, quindi, il Sistema Solare di 250 miliardi di volte, il nostro Sistema
Solare non entrerebbe in una stanza normale date le dimensioni. Tanto per darci
una idea, anche a questa scala ridottissima la stella Proxima Centauri la più vicina con i suoi 4,28 anni luce di distanza, dovrebbe essere sistemata a
150 chilometri da casa nostra, in una galassia che, sebbene ridotta di 250
miliardi di volte, dovrebbe avere un diametro di 3.800.000 chilometri per
riportare in scala i suoi 100.000 anni luce! Quindi, anche con questa scala, la
riproduzione della Galassia necessita di uno spazio maggiore di più di 10 volte
la distanza Terra-Luna.
Per semplicità si pone l' Unità Astronomica pari alla distanza media Terra-Sole
(150.000.000 di chilometri), quindi la distanza Terra-Sole è di 1 Unità Astronomica.
Per trovare la distanza di Saturno, ad esempio, basta moltiplicare
9,5 UA per 150.000.000 per avere 1.425.000.000 chilometri approssimati.
Allo stesso modo è possibile calcolare le distanze relative tra i pianeti: ad
esempio, la distanza tra Urano e Marte è pari a 19,3 - 1,6 unità astronomiche,
cioè 17,7 U.A. cioè 2.655.000.000 chilometri approssimati.
Pianeti rocciosi e pianeti gassosi La prima distinzione netta tra i pianeti li classifica in pianeti rocciosi
e pianeti gassosi.
PIANETI ROCCIOSI
I primi sono quelli più vicini al Sole e sono Mercurio, Venere, Terra e Marte.
Il loro diametro non supera i 15.000 chilometri con densità
elevate, comprese
tra 3 e 5 (la base è 1, la densità dell'acqua).
Il materiale che compone questi pianeti è formato da elementi chimici detti "pesanti",
come ossigeno, magnesio, silicio e ferro. Non si tratta di elementi creati durante
il Big Bang,
visto che questa primordiale esplosione ha prodotto soltanto gli elementi più leggeri
come idrogeno, elio, litio e deuterio. L'arricchimento di questi materiali con altri
più pesanti (detti metalli) non è dovuto al Sole, come pensava
Anassagora (filosofo greco, 500-428 a.C.) che riteneva il Sole " niente altro se
non una massa di ferro rosso e caldo". E' dovuto invece a quelle che oggi
chiamiamo esplosioni di supernova,
l'unico processo conosciuto in grado di dar vita a fusioni nucleari di tutti gli
elementi a noi noti.
La composizione base prevede un nucleo ferroso circondato da un mantello basaltico, circondato a sua volta da una crosta esterna. Questo processo di
differenziazione non sarebbe potuto avvenire senza che il nucleo del
pianeta primitivo fosse fuso ed ha seguito lo stesso processo che si verifica nelle
fornaci industriali ad alte temperature. Negli anni Settanta si pensava che un processo
simile richiedesse miliardi di anni, necessari a creare una quantità di calore sufficiente
tramite disintegrazione di elementi radioattivi interni al pianeta. Le analisi delle
meteoriti di Marte, effettuata negli anni Ottanta, ha rivelato invece uno scenario
più rapido: il ferro è migrato dalla crosta fino al nucleo insieme all'accrescimento
del pianeta, in meno di 50 milioni di anni (probabilmente soltanto 20 milioni di
anni). E' stato il fenomeno di accrescimento stesso a fornire abbastanza calore
ai pianeti rocciosi, tanto da consentire di miscelare le sostanze presenti in modo
da ricreare una fornace naturale. Nel nucleo della fornace, ossigeno, carbonio ed
ossido di ferro hanno reagito a formare ferro e diossido di carbonio. Nel magma
del pianeta, l'ossido di ferro e la grafite delle meteoriti (condriti carbonacee)
hanno reagito a formare ferro metallico e diossido di carbonio. Il ferro fuso è
sceso all'interno del pianeta, scaldandosi durante il movimento. Invece, sostanze
come ossido di alluminio ed ossido di calcio sono salite in superficie dando vita
alla crosta primaria del pianeta.
La loro rivoluzione è più veloce della categoria dei pianeti gassosi,
mentre la rotazione è più lenta. Dal punto di vista atmosferico e superficiale
si tratta di pianeti con caratteristiche molto differenti tra loro,
contrariamente alla
categoria opposta. Ma pianeti che sono nati nello stesso modo,
perché presentano tutte queste differenze? Varie circostanze possono essere invocate
per spiegare la differente evoluzione di questi pianeti, tra le quali le differenti
dimensioni iniziali, la storia cataclismica ed il processo di perdita di calore.
1. Differenti dimensioni iniziali
Alla fine del periodo di accrescimento, poco più di 4,45 miliardi di anni fa,
Marte aveva la metà delle dimensioni di Venere o della Terra ed una massa circa
dieci volte inferiore. Questa differenza è fondamentale per l'energia immagazzinata
dai pianeti: più sono massicci e maggiore è l'accelerazione gravitazionale impressa
ai planetesimi, quindi maggiore è la forza degli impatti. Inoltre, più grande è
il pianeta e maggiore è la quantità di elementi radioattivi presenti al suo interno.
I pianeti più grandi conservano meglio il calore visto che la forza di gravità maggiore
può mantenere una densa atmosfera, opaca alla radiazione termica e quindi in grado
di limitare la perdita di energia. Questo è il motivo per il quale i due corpi più
piccoli, Mercurio e Marte, si sono raffreddati più velocemente, con Marte a fare
da intermediario tra il più piccolo, Mercurio, ed i due più grandi, Terra e Venere.
La Terra è caratterizzata da placche tettoniche che si muovono ad un ritmo
di pochi centimetri per anno. Questo movimento in superficie è associato a correnti
convettive all'interno del mantello. Questo fenomeno accorpa i due terzi della perdita
di calore dal mantello e dal nucleo. é nelle zone vulcaniche e nelle dorsali oceaniche
che le placche si muovono, consentendo alla materia calda di emergere e formare
nuova crosta al tasso di 3 chilometri quadrati di crosta oceanica ogni anno.
Venere e Marte, invece, non hanno una tettonica a zolle. Il calore interno di questi
pianeti, probabilmente, si è perso attraverso delle correnti in salita nel mantello
(vulcani), formando pennacchi cilindrici in superficie.
2. Storia cataclismica
Il processo casuale di impatti meteoritici ha giocato un ruolo importante nell'evoluzione
dei pianeti interni. Un esempio è la Terra, il cui mantello ha assorbito gran parte
della materia e dell'energia sviluppata nel violento impatto che ha dato vita alla
Luna, circa 4,48 miliardi di anni fa. Come confronto, basti pensare a Mercurio,
che invece ha perso gran parte del proprio mantello durante un altro impatto.
3. Processo di raffreddamento
Dopo aver assorbito materiale ed energia gravitazionale, i pianeti hanno irradiato
parte del proprio calore interno, incluso il calore rilasciato lentamente dalla
radioattività delle rocce. Quale meccanismo è scattato per giungere a questo? Nel
caso dei corpi solidi come i pianeti rocciosi, il processo consiste nella conduzione
termica di calore fino alla superficie, che causa un raffreddamento proporzionale
alla superficie del pianeta ed inversamente proporzionale al suo volume. Un grande
pianeti perde relativamente minore energia rispetto ad uno piccolo. Comunque questo
modello non tiene conto dello spessore della superficie, del vulcanismo e dei movimenti
del mantello. Cosa accade nel mantello solido nel lungo periodo? Le rocce calde
sono soggette a deformazione ed il materiale più profondo, caldo e meno denso, può
venire in superficie dove si raffredda. Questo fenomeno, noto come convezione, è
molto più efficiente di una conduzione per il trasporto ed il rilascio di energia.
La Terra è oggi il pianeta con la convezione più forte mentre su Luna e Mercurio
il processo è probabilmente terminato. Marte, di nuovo, è a metà, con un mantello
abbastanza caldo da consentire una minima convezione o almeno, specialmente sotto
i grandi vulcani, con zone di vulcanismo attivo nell'ultima centinaia di milioni
di anni.
PIANETI GASSOSI
I pianeti gassosi, invece, hanno dimensioni che superano i 50.000
chilometri di diametro, con densità molto basse (Saturno ha una densità
inferiore ad 1, quindi posto su un grande oceano galleggerebbe) e
caratteristiche simili. Tuttavia si suddividono in due grandi tipologie: i giganti gassosi
ed i giganti ghiacciati. Nella prima sub-categoria
ci sono Giove e Saturno, composti da un nucleo di ghiaccio roccioso circondato
da un mantello liquido, coperto da uno spesso strato di gas. I pianeti ghiacciati,
invece, hanno un nucleo di roccia circondato da ghiaccio e da una
atmosfera. Le
rivoluzioni dei pianeti gassosi e ghiacciati superano i 12 anni ed
arrivano fino a 165 anni, quindi sono molto più lente rispetto ai pianeti
rocciosi. La rotazione,
invece, è molto veloce il che fornisce ai pianeti
gassosi una forma più schiacciata.
Rotazioni a confronto: tempi e inclinazioni La durata del giorno è legata al movimento di rotazione
del pianeta intorno al suo asse, dovuto essenzialmente al senso di rotazione iniziale
della nube stellare dalla quale i pianeti hanno avuto origine e dagli impatti fuori
asse avvenuti tra i planetesimi ed i planetoidi in formazione. Un impatto che avviene
precisamente al centro di un pianeta in formazione determina presumibilmente una
fusione (non in senso chimico) tra i due corpi in collisione che, quindi, ne formano
soltanto uno di massa superiore. Una collisione che invece colpisce un corpo fuori
dal suo asse (quindi, magari, di striscio) ha effetti sulla rotazione del
corpo stesso, come quando facciamo girare un pallone sul dito della mano e per continuare
a farlo girare imprimiamo forza con l'altra mano, impattando il pallone di lato.
Dal senso di rotazione della nube originaria deriva il fatto che
tutti i pianeti ruotano nello stesso verso, mentre dagli impatti successivi derivano
due fattori essenziali come la velocità di rotazione e come l' inclinazione
dell'asse di rotazione.
Dalla velocità di rotazione derivano due fattori: la forma del pianeta
(ma più in generale vale per altri corpi celesti, anche per le stelle) e la durata
del giorno, intesa come tempo che intercorre tra l'inizio dell'esposizione ai raggi
solari di un punto superficiale e la fine dell'esposizione stessa.
SCHIACCIAMENTO POLARE
Lo schiacciamento polare è ricavato tramite una formula:
1 - (Dp / De)
dove Dp è il diametro polare mentre De è il diametro equatoriale.
Ordiniamo, quindi, i pianeti in base alla velocità di rotazione:
|
Pianeta
|
Velocità di rotazione (m/s)
|
Durata del giorno (gg)
|
Schiacciamento
|
|
Mercurio
|
3,0256
|
58,16462
|
0
|
|
Venere
|
1,81
|
243,0185
|
0
|
|
Terra
|
465,11
|
0,997258
|
0,00335
|
|
Marte
|
241,17
|
1,025957
|
0,00736
|
|
Giove
|
12.580
|
0,413 538
|
0,064
|
|
Saturno
|
9.870
|
0,449375
|
0,09796
|
|
Urano
|
2.590
|
0,71833
|
0,0229
|
|
Nettuno
|
2.680
|
0,67125
|
0,0171
|
Analizzando un po' i dati, risulta che Mercurio e Venere sono
due pallette quasi perfette, senza alcuno schiacciamento polare. Mercurio ha un
diametro equatoriale ed un diametro polare di 4.879,4 chilometri, quindi il rapporto
viene esattamente (1 - 1) pari a zero. Per Venere si ha la stessa situazione, con
diametro polare e diametro equatoriali pari a 12.103,6 chilometri. Questo è in linea
con la lenta velocità di rotazione dei due pianeti rispetto a quella degli altri.
Marte, il terzo in ordine di velocità di rotazione, ha uno schiacciamento
superiore a quello terrestre nonostante la Terra sia più veloce di poco meno del
doppio. In realtà i due pianeti sono molto simili: la dimensione di Marte è quasi
la metà della dimensione terrestre e la sua velocità di rotazione è quasi la metà
di quella terrestre, quindi lo schiacciamento polare dei due pianeti, sebbene non
uguale, è molto simile e differisce soltanto per lo 0,004.
Urano e Nettuno hanno parametri molto simili, un po' come Marte
e Terra sebbene la maggior velocità della coppia di pianeti gassosi rispetto alla
coppia di pianeti terrestri produca una forma più ovalizzata rispetto a quanto appare
per Terra e Marte.
Due pianeti che ruotano molto velocemente, come Saturno e soprattutto Giove, sono
invece molto schiacciati tanto da risultarlo anche all'osservazione telescopica.
Giove è il pianeta che ruota più velocemente di tutti, con 12.580 metri percorsi
ogni secondo anche se si tratta di una media dal momento che Giove, come i pianeti
gassosi e lo stesso Sole, ha una rotazione differenziale (varia in base
alla latitudine presa in considerazione).
DURATA DEL GIORNO
Per quanto riguarda le durate del giorno, come si nota, il giorno
marziano (chiamato Sol) dura circa 24 ore e 37 minuti quindi è il più simile
a quello terrestre. Ben 58 giorni terrestri ci vogliono per fare un giorno di Mercurio,
mentre su Venere ce ne vogliono ben 243! Giove e Saturno presentano una durata giornaliera
pari circa alla metà del nostro giorno comune, mentre una via di mezzo tra Terra
e Giove è data dai pianeti più lontani, come Urano e Nettuno.
INCLINAZIONE DEGLI ASSI
Discorso a parte merita l' inclinazione degli assi di rotazione dei vari
pianeti solari. Più o meno sembrerebbero tutti appartenere allo stesso sistema planetario
dal momento che tutti presentano valori più o meno simili, dove le differenze possono
essere fatte risalire al numero più o meno alto di impatti subiti. Due eccezioni
sono tuttavia presenti in maniera molto eclatante ed è sufficiente un breve sguardo
alla tabella seguente per rendersene conto:
|
Pianeta
|
Inclinazione dell'asse
|
|
Mercurio
|
0
|
|
Venere
|
177°, 3
|
|
Terra
|
23°, 27
|
|
Marte
|
25°, 19
|
|
Giove
|
3°, 13
|
|
Saturno
|
26°, 73
|
|
Urano
|
97°, 55
|
|
Nettuno
|
28°, 48
|
Come si nota, Mercurio e Giove hanno assi di rotazione quasi perpendicolari
mentre Terra, Marte, Saturno e Nettuno si aggirano
più o meno sugli stessi livelli di inclinazione assiale.
Le eccezioni eclatanti sono rappresentate da Venere ed Urano.
Venere sembra ruotare al contrario rispetto al senso di rotazione di tutti
i corpi del Sistema Solare, mentre Urano sembra rotolare più che ruotare.
Come accennato, si tratta di eccezioni che comunque non mettono più dubbi sull'appartenenza
di questi due pianeti alla formazione originaria del Sistema Solare. Le differenze
sono legate essenzialmente agli impatti subiti da questi pianeti ad opera di asteroidi
o altri corpi celesti notevoli. Impatti fuori asse, infatti, hanno portato l'asse
dei pianeti ad inclinarsi maggiormente.
Rivoluzioni a confronto: tempi e inclinazioni La rivoluzione è il moto che i pianeti effettuano intorno al Sole e che
si traduce nelle loro orbite, secondo le Leggi di Keplero e la Gravitazione Universale.
DURATA DELL'ANNO
Legata al periodo di rivoluzione è la durata dell'anno, che sulla Terra
sappiamo essere di 365,25 giorni circa. Sappiamo che pianeti più lontani dal Sole
hanno velocità minori rispetto ai pianeti più vicini (percorrono segmenti di orbita
minori per un dato periodo di tempo) e che, date la velocità e la distanza, impiegano
molto tempo a compiere un'orbita. Ma quanto tempo impiegano i singoli pianeti?
|
Pianeta
|
Velocità di
rivoluzione
|
Durata dell'anno
|
Distanza media
dal Sole
|
Perielio
|
Afelio
|
Inclinazione
su eclittica
|
Eccentricità
|
|
Mercurio
|
47.360 m/s
|
87,96935 giorni
|
57.900.000
|
46.001.272
|
69.817.079
|
7°
|
0,2056
|
|
Venere
|
35.020 m/s
|
224,70059 g
|
108.208.926
|
107.476.002
|
108.941.849
|
3°,4
|
0,0067
|
|
Terra
|
29.783 m/s
|
365,26 gg
|
149.597.887,5
|
147.098.074
|
152.097.701
|
23°, 5
|
0,0167
|
|
Marte
|
24.077 m/s
|
1,88 anni
|
227.936.637
|
206.644.545
|
249.228.730
|
1°,9
|
0,0935
|
|
Giove
|
13.056 km/s
|
11,87 anni
|
778.412.027
|
740.742.598
|
816.081.455
|
1°,9
|
0,0489
|
|
Saturno
|
9.639 m/s
|
29,45 anni
|
1.426.725.413
|
1.349.467.375
|
1.503.983.449
|
2°,5
|
0,0565
|
|
Urano
|
6.800 km/s
|
84,07 anni
|
2.870.972.220
|
2.735.555.035
|
3.006.389.405
|
0°,8
|
0,0457
|
|
Nettuno
|
5.432 m/s
|
164,90 anni
|
4.498.252.900
|
4.459.631.406
|
4.536.874.325
|
1°,8
|
0,0113
|
I dati confermano quanto ovvio: più il pianeta è lontano e più tempo ci vuole per
finire un'orbita e quindi man mano che ci si allontana dal Sole la durata dell'anno
aumenta, mentre la velocità di rivoluzione diminuisce. Un anno sul pianeta Nettuno,
il più lontano dal Sole, dura ben 164,9 anni terrestri.
Una curiosità riguarda Venere: il giorno venusiano dura 243 giorni terrestri mentre
un anno venusiano dura 224 giorni terrestri, con la conseguenza paradossale per
noi che un giorno dura più di un anno!
FORMA ED ECCENTRICITA' DELL'ORBITA
Eccentricità delle orbite esterne ottenuta con il software Celestia
Un fattore importate è la forma dell'orbita, che può essere studiata sotto due punti
di vista differenti: l'eccentricità, e quindi lo scostamento rispetto ad un cerchio
perfetto intorno al Sole, e poi l'inclinazione dell'orbita stessa rispetto all'eclittica.
Per quanto riguarda l' eccentricità, l'orbita più allungata è quella
di Mercurio mentre il cerchio quasi perfetto è quello tracciato da Venere intorno
alla nostra stella. In ogni caso, a parte Mercurio i pianeti solari sono poco eccentrici
e le orbite sono quindi abbastanza regolari.
Le inclinazioni delle orbite rispetto al piano dell'eclittica, invece, sono rappresentate
nell'immagine seguente.
Inclinazioni delle orbite rispetto all'eclittica ottenute con il software Celestia
Ogni pianeta, quindi, ha un proprio piano orbitale, inclinato più o meno
rispetto all'eclittica e delimitato dalla propria orbita. In realtà le inclinazioni
sono tutte più o meno simili, se è vero che tutti i pianeti, comunque, possono essere
visti bene o male lungo gli stessi percorsi (l'eclittica, appunto). Rispetto al
piano orbitale terrestre, tutte le orbite sono comprese in 5° tranne quella di Mercurio.
Tutti i pianeti, quindi, seguono la stessa direzione intorno al Sole eppure da Terra
sembrano muoversi in maniera abbastanza curiosa: a volte da sinistra a destra, a
volte da destra a sinistra, a volte stanno fermi. Proprio questi movimenti indussero
Tolomeo ad inventarsi duemila cerchietti per spiegare le orbite, e non
solo lui se è vero che anche Copernico utilizzò i deferenti. Il senso in cui tutti
i pianeti orbitano intorno al Sole è detto moto diretto, cioè antiorario
per un osservatore che sia posto sul Sole, con la testa verso il Polo Nord dell'eclittica.
Il fatto che i pianeti, a volte, siano fermi o si muovano di moto indiretto è legato
alla rivoluzione terrestre: anche il nostro punto di osservazione si muove, il che
rende tutto più complicato. In più, c'è da considerare le diverse velocità che i
pianeti assumono nei vari punti dell'orbita.
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ACCADDE OGGI
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19 Maggio 1910 la Terra intersecò la coda della cometa di Halley è la più famosa e brillante delle comete periodiche...
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OGGI NEL CIELO
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SOLE - Ascensione Retta: 03:45:51, Declinazione: +19°52,031. Altezza: 62,425°, Azimut: 223,026°. Diametro apparente: 1896,9539''. Distanza dalla Terra: 1,01178 UA. Sorge alle 05:46, culmina alle 13:07, tramonta alle 20:27
Crepuscolo civile: mattutino alle 05:14 e serale alle 21:00. Crepuscolo nautico: mattutino alle 04:33 e serale alle 21:40. Crepuscolo astronomico: mattutino alle 03:47 e serale alle 22:27
-
Il Sole in diretta da SOHO
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LUNA - Ascensione Retta: 10:54:39, declinzione: +01°52,787. Altezza: 2,118°, Azimut: 90,219°. Diametro apparente: 1850,948''. Distanza dalla Terra: 387315 chilometri. Elongazione: 105,5° E. Fase: 63,3% - (C). Magnitudine: -10,62
LUNA - Sorge alle 14:09, culmina alle 20:26, tramonta alle 02:06
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MERCURIO - Ascensione Retta: 04:23:22, Declinazione: +22°56,031. Altezza: 69,2°Azimut: 207,5°. Diametro: 5,3''. Distanza dal Sole: 0,311 UA. Distanza dalla Terra: 1,3 UA. Illuminazione: 92,6%. Magnitudine: -1,5. Elongazione: 9,3° E.
Sorge alle 06:10, culmina alle 13:44 e tramonta alle 21:19
|
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VENERE - Ascensione Retta: 04:42:29, Declinazione: +22°36,786. Altezza: 70,2°Azimut: 195°. Diametro: 10''. Distanza dal Sole: 0,72 UA. Distanza dalla Terra: 1,7 UA. Illuminazione: 97,2%. Magnitudine: -3,9. Elongazione: 13,5° E.
Sorge alle 06:32, culmina alle 14:03 e tramonta alle 21:35
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MARTE - Ascensione Retta: 03:16:05, Declinazione: +18°03,45. Altezza: 56,9°Azimut: 232,3°. Diametro: 3,8''. Distanza dal Sole: 1,464 UA. Distanza dalla Terra: 2,5 UA. Illuminazione: 99,8%. Magnitudine: 1,3. Elongazione: 7,3° O.
Sorge alle 05:26, culmina alle 12:37 e tramonta alle 19:48
|
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GIOVE - Ascensione Retta: 05:22:56, Declinazione: +22°52,923. Altezza: 70,6°Azimut: 167°. Diametro: 32,7''. Distanza dal Sole: 5,111 UA. Distanza dalla Terra: 6 UA. Illuminazione: 99,9%. Magnitudine: -1,9. Elongazione: 22,8° E.
Sorge alle 07:12, culmina alle 14:44 e tramonta alle 22:15
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SATURNO - Ascensione Retta: 14:20:52, Declinazione: -11°14,018. Altezza: -43°Azimut: 61,4°. Diametro: 18,6''. Distanza dal Sole: 9,845 UA. Distanza dalla Terra: 8,9 UA. Illuminazione: 100%. Magnitudine: 0,3. Elongazione: 157,8° E.
Sorge alle 18:19, culmina alle 23:40 e tramonta alle 05:05
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URANO - Ascensione Retta: 00:42:14, Declinazione: +03°48,289. Altezza: 20,6°Azimut: 256°. Diametro: 3,4''. Distanza dal Sole: 20,04 UA. Distanza dalla Terra: 20,7 UA. Illuminazione: 100%. Magnitudine: 5,9. Elongazione: 47,5° O.
Sorge alle 03:48, culmina alle 10:04 e tramonta alle 16:19
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NETTUNO - Ascensione Retta: 22:29:21, Declinazione: -10°10,485. Altezza: -13,3°Azimut: 268,1°. Diametro: 2,2''. Distanza dal Sole: 29,974 UA. Distanza dalla Terra: 30,1 UA. Illuminazione: 100%. Magnitudine: 7,9. Elongazione: 83,4° O.
Sorge alle 02:26, culmina alle 07:51 e tramonta alle 13:16
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EVENTI CELESTI PARTICOLARI:
04:25 - Massima librazione lunare in longitudine. Visibile il lembo orientale.
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a cura di Stefano Capretti
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Effemeridi sviluppate sulla base del testo Astronomical Algorithm di J.Meuse.
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